Le cisterne di Nervi, mistero della Favorita

Le cisterne di Nervi erano dei manufatti segreti, che servirono come depositi di carburante per le navi della Marina Militare.

Le cisterne di Nervi alla Favorita
Le cisterne nascoste dell’ing. Pier Luigi Nervi

Il parco della Favorita, tra le sue peculiarità, ha celato per tanti anni una serie di manufatti ipostili dichiarati “segreto”. Ma grazie al lungo lavoro di ricerca dell’arch. Giulia Argiroffi, la notizia della loro esistenza è recentemente tornata alla ribalta.

Si tatta di dodici enormi cisterne sotterranee costruite in calcestruzzo armato, a scopi militari.

La storia

Le cisterne vennero costruite alla fine degli anni ’30 su progetto dell’ing. Pier Luigi Nervi che, nel 1935, ne curò lo studio progettuale e la successiva realizzazione. Ma come tutte le opere di ingegneria militare, di importanza strategica, sono rimaste segrete per lunghissimi anni.

In pratica si tratta di un enorme complesso costituito da 12 grandi serbatoi interrati, e collegati tra loro attraverso una rete di cunicoli sotterranei percorribili. Le strutture, ben nascoste, trovano posto nel parco della Favorita, nella zona che sta alle spalle del campo ad ostacoli, quasi a ridosso della base della parete rocciosa di monte Pellegrino.

Le cisterne di Nervi

Gli enormi serbatoi completamente interrati, la cui struttura è realizzata in cemento armato, hanno forma cilindrica, con un diametro di 36 metri ed una profondità di circa 17 mt.

La copertura delle grandi cisterne, sempre in cemento armato, poggia su una rete interna di pilastri, (come visibile in foto), anch’essi in cemento armato.

Da una ricerca negli archivi dell’Università degli Studi di Parma, che custodisce i progetti originali relativi alla realizzazione dell’opera, redatti dall’ ing. Pier Luigi Nervi, è stata confermata l’esistenza di analoghi serbatoi anche nei territori di Trapani e Siracusa.

Il pericolo di inquinamento

Anni fa la copertura di una delle cisterne ha ceduto, mostrando il residuo carburante ancora contenuto al suo interno.

Dapprima si pensò che la nafta ancora presente poteva inquinare la falda idrica, poi, la Marina, portata a conoscenza del fatto, ma che aveva già abbandonato l’area in questione, con una sua nota informò le autorità civili, che si erano nel frattempo attivate, sul fatto che la eventuale presenza di residui di carburante all’interno delle cisterne non costituiva fonte di pericolo.

Nella realtà, nel tentativo di far luce sull’intera vicenda, si dovette attivare la magistratura che aprì un’inchiesta, in contemporanea ad un’altra gestita dal Ministero della Difesa.

La bonifica

Alla fine alcuni anni fa, dopo il solito rimpallo di responsabilità tra enti, si è finalmente proceduto alla bonifica dei dodici serbatoi esistenti, e successivamente anche alla recinzione dell’intera area.

Il progetto per la pubblica fruizione

Per chi volesse approfondire l’argomento, seguendo i links qui in basso, potrà trovare notizie dettagliate sulla storia delle cisterne, oltre ad alcune foto e mappe che ne esplicitano la posizione sul territorio.

Nella medesima pagina si ipotizza il recupero e la trasformazione del luogo in area museale centrata sul tema della seconda guerra mondiale. Questo ne renderebbe possibile la pubblica fruizione. Se si realizzasse questo progetto, per la concreta memoria dei fatti e, più in generale, per la nostra città, sarebbe una cosa straordinaria!

Ulteriori informazioni sulle cisterne le trovate Qui

Del loro piano di recupero se ne parla Qui

Dove si trova?


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