Pietro Fudduni, il Vate palermitano del ‘600

Pietro Fudduni era famoso per le sue risposte lapidarie e, spesso, crude e irriverenti. Privo di tatto si direbbe oggi. Si, è vero.

Vicolo / via Pietro Fudduni
Vicolo / via Pietro Fudduni

Di umili origini, un semplice pirriaturi, (spacca-intaglia-pietre). Si diceva che spendesse interamente in osteria i pochi soldi guadagnati con il suo modesto lavoro e questo, agli occhi di alcuni, faceva di lui un pocodibuono.

Ma la sua era “vucca ri virità“, sempre pronta a dar pane al pane e vino al vino, in modo schietto, senza mezzi termini, e su qualsiasi argomento di discussione.

Petru era un poeta capace di incarnare lo spirito del popolo, i suoi malcontenti e la sua creatività. E con la sua capacità dialettica sempre diretta e rimata sfidava spesso i potenti, tanto da diventare ben presto un acclamato difensore dei poveri, scagliandosi con le sue rime contro i soprusi e le soperchierie da questi subiti.

La storia

Si narra che Petru Fudduni pur essendo un cattolico credente, difficilmente lo si vedeva in chiesa, perché la presenza di “monaci e parrini” lo irritava. Questo, specialmente dopo la clamorosa lite con l’abate che non lo aveva soddisfatto per il lavoro commissionatogli. “A monaci e parrini” – era solito ripetere – “sintitici ‘a missa e stuccatici li rini!”.

Molto descrittivo del suo essere, tra i tanti, è questo aneddoto abbastanza conosciuto:

Un tale, una volta, incontrandolo, gli domandò: “Qual’è ‘u megghiu muccuni?” – “L’ovu” – gli rispose Petru, e tirò avanti per la sua strada. Dopo alcuni anni, i due tornano ad incontrarsi, e: – “Cu chi?” – volle sapere il primo. – “Cu’ ‘u sali” – rispose all’istante il Poeta.

L’aneddoto, vero o creato che sia, vuole dimostrarne oltre l’arguzia, la sbalorditiva memoria del nostro Petru.

Vinci a scienza o a natura?

Una volta Pietro Fullone venne a contrasto con l’abate Meli e materia del contendere era se la vincesse la scienza o la natura.

Meli, l’artista, volendo dare pubblica prova all’avversario, fece porre al centro di Ballarò un pianoforte a coda e illuminare con candelabri la tastiera e lo spartito sul leggio.

A tarda sera, quando tutto il popolo si fu raccolto, tirò fuori da una cesta quattro gatti che, ritti su quattro sgabelli, fecero una sonata ad otto zampe, mirabile per effetti timbrici e limpidità d’esecuzione.

Poiché a nessuno passava per mente che l’eseguir sonate fosse nei mici naturale istinto, a tutti parve che il Meli avesse ragione.

Ma Follone non s’arrese: sfidò il rivale a ripetere l’esperimento l’indomani, nello stesso luogo e alla stessa ora. Non avevano ancora i gatti sgranchito e stirato gli arti anteriori per predisporli all’esibizione che una forza superiore sembrò trascinarli in mezzo alla folla, a velocità vertiginosa.

Un solo sorcio, per nulla addestrato, aveva vanificato un lungo ammaestramento.

Il Meli, del resto, avrebbe potuto essere facile profeta dell’inanità dei suoi sforzi se fosse tornato ai suoi libri, che in mille modi e per mille voci gl’insegnavano che non c’è forza capace di resistere all’imperio della natura. Ma questa, di domar la natura, è incoercibile tra le illusioni

I duelli di Pietro Fudduni

Altri aneddoti, vedono ancora “duellare” poeticamente Petru Fudduni e l’abate Meli, anche se i due, in realtà, non erano contemporanei. Meli, però, ne scrisse nelle sue opere e forse fu proprio questo a generare un pò di confusione.

Si dice che alcuni dei suoi interlocutori, fossero colti e onniscenti e che spesso lo sfidassero con domande pungenti e tendenziose. Ma Petru, impassibile, rispondeva sempre per le rime… e che rime!

Domanda a Petru Fudduni:
“Tu chi ssi Petru di tutti li petri
chi ffa li petri longhi tunni e quatri,
li sordi chi guaragni cu sti petri
chi nni fai ca si arridduttu comu un spinnaquatri?”

Risposta di Petru:
“eu sugnu petru di tutti li petri
fazzu li petri longhi tunni e quatri
li sordi chi guaragnu cu sti petri
mi li manciu cu dda buttana di to matri.”

Palermo, a.d. 1650 circa …

Dove si trova?


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