Cortile Cascino, l’altra faccia di Palermo

Non è la prima volta che dedico qualche riga al cortile Cascino, uno dei quartieri più poveri di Palermo.

Cortile Cascino
Bambini giocano sui binari del treno al cortile Cascino – Palermo, 1960

Cos’era cortile Cascino

Una zona d’ombra che ci ha accompagnati fin quasi agli anni ’70. Di fatto una specie di lagher, dove erano “confinati” poveri ed emarginati dalla società. Circa 150 famiglie (c’è chi dice addirittura 300) che abitavano dei catoi in un fazzoletto di terra tra la via D’Ossuna, il corso Alberto Amedeo e via Colonna Rotta. Un posto che ti segnava a vita, perchè: “si vieni ru curtigghiu Cascinu, un ti vuoli nuddu”.

Cortile Cascino
La vita di ogni giorno al cortile Cascino – Palermo, 1960

La storia

Era un luogo dove la miseria era caratteristica comune a tutti i suoi occupanti. Un quartiere, o meglio, una baraccopoli, sorta ai margini della ferrovia Palermo – Trapani; proprio quella dei passaggi a livello e del bivio della Madonna dell’Orto di cui ho scritto in un mio post precedente.

Il docufilm

Ma, stavolta, di questo luogo non sarò io a parlarvene, lo farà per me, e molto meglio di me, un filmato di Ciprì e Maresco; i due famosi registi palermitani di Cinico TV, che in un loro spettacolo teatrale messo in scena nel 2005, dal titolo “Viva Palermo e Santa Rosalia”, ci hanno ricordato dell’esistenza del cortile Cascino. Lo hanno fatto inserendo nella loro rappresentazione scenica alcuni spezzoni di un documentario realizzato nel 1961 dal regista americano Robert Jung.

E’ utile ricordare che della condizione (dis)umana degli abitanti di Cortile Cascino si è occupato anche Danilo Dolci nel saggio “Inchiesta a Palermo“.

Lo sgombero

Per fortuna, tutto ciò ha avuto fine. Molte famiglie sono state trasferite allo Zen, altre al villaggio Santa Rosalia. Lo sgombero è stato eseguito dalle forze dell’ordine, previa assegnazione di case popolari da parte del Comune.

Nella realtà, tristemente, non tutti vollero andar via da quell’inferno che per loro era “casa”, e provarono a resistere asserragliandosi nelle baracche. Emarginati da sempre, avevano perso fiducia in tutto e in tutti.

Una storia di una tristezza indicibile.

Il problema sociale

C’è da osservare che, al di la della questione abitativa, il problema sociale che era la vera causa della sofferenza e del degrado: povertà e mancata scolarizzazione, non era stato affrontato, ma solo spostato da un’altra parte della città… lontano dagli occhi di chi non voleva vedere.

Devo avvertirvi che, per la crudezza delle immagini mostrate, questo video è consigliato solo agli aventi “stomaci forti”.

Dove si trova?


Comments

Lascia un commento