Quattro passi a Vergine Maria

Con Vergine Maria siamo giunti alla terza parte della mia serie dedicata alle borgate marinare di Palermo: Acquasanta, Arenella, Vergine Maria, Mondello e Sferracavallo.

Sviluppatasi attorno alla splendida tonnara Bordonaro (XII sec), Vergine Maria deve il suo odierno nome ad un’effige della Vergine, ritrovata in una grotticella sottomarina.

La storia

Stretta com’è tra il mare, monte Pellegrino e successivamente anche dalla presenza del cimitero dei Rotoli la borgata, che ancora oggi mantiene un fascino molto suggestivo, non è mai riuscita ad espandersi oltre i suoi confini originari.

La tonnara Bordonaro

Era l’asse principale sul quale girava l’economia degli abitanti della zona che, per la quasi totalità, vivevano della pesca e della commercializzazione delle carni del tonno o, comunque, di attività legate a quella della tonnara stessa.

La tonnara deve l’odierno nome ai suoi ultimi proprietari: la famiglia Bordonaro, che l’acquisì nel XIX sec., malgrado la struttura originaria, risalga al 1455.

La torre che si evidenzia nella parte dell’impianto rivolto verso il mare, costituisce il corpo più antico dell’intero complesso. Edificato a fini difensivi, questo era parte della rete di torri poste a guardia delle coste palermitane.

Tonnaroti a Vergine Maria
Tonnaroti presso la tonnara Bordonaro – Vergine Maria primi del ‘900

Il complesso ha perso la sua funzione originaria negli anni ’50, così come, gradualmente, le altre tonnare intorno a Palermo, soprattutto a causa del cambiamento di rotta dei tonni.

Il trizzale distrutto

La struttura dell’opificio, oggi parzialmente recuperato, ha vissuto un lungo periodo di abbandono, durante il quale, in fasi successive, si sono verificati alcuni crolli che hanno interessato soprattutto la volta del trizzale del marfaraggio.

L’ultimo di questi eventi devastanti, ha causato la distruzione definitiva delle muciare superstiti: barche impiegate dai tonnaroti che per oltre cento anni hanno trovato riparo al suo interno.

Set del Gattopardo di Visconti

A parte un breve periodo, durante le riprese del film “Il Gattopardo”, nel quale fu parzialmente abitata dal regista Luchino Visconti e da alcuni degli attori, la struttura è stata abbandonata per svariati decenni.

In un periodo più recente, parte dell’edificio è stato acquisito da privati che, dopo un parziale restauro, vi hanno realizzato un B&B e un risto-pub.

La fiction Mediaset

Nel 2011 i locali del trizzale, come altri ambienti della tonnara, sono stati set di una fiction Mediaset. Questo fatto, all’epoca, ha sollevato non poche polemiche circa il mancato rispetto per i luoghi.

Infatti le attrezzature usate per le riprese pare abbiano ulteriormente danneggiato il patrimonio storico conservato all’interno del trizzale.

Poi, un recente incendio di origine probabilmente dolosa, ha fatto il resto. Ad oggi, di quelle antiche barche, resta veramente poco o nulla.

Purtroppo, l’inerzia, e la scarsa sensibilità dalla pubblica amministrazione dimostrate negli interventi, non hanno consentito la completa salvaguardia di questo bene: cosa che in buona parte era ancora possibile non più di alcuni decenni fa.

Tonnara Bordonaro - panoramica - (© Angelo Trapani)
Tonnara Bordonaro – panoramica – (© Angelo Trapani)

La chiesetta seicentesca

Nella stessa area della tonnara insiste ancora il rudere fatiscente della seicentesca chiesetta della borgata; edificio che in realtà ha esercitato la sua funzione fino ai primi anni ’40 del ‘900.

La chiesetta, abbandonata al suo destino, è oggi sostituita dal complesso di Maria Santissima Regina degli Apostoli.

La vecchia chiesetta, era legata alla storia della statua di sant’Antonio trovata in mare dai pescatori, della cui prima versione, parecchio simile a questa, vi ho già parlato nell’articolo dedicato alla borgata dell’Arenella.

La storia del Santo conteso

Questa versione dei fatti ci racconta che la statua del santo, ritrovata dai pescatori di Vergine Maria, dato che non aveva un luogo degno alla sua conservazione, fu consegnatata – temporaneamente – alla chiesa della vicina borgata dell’Arenella.

Successivamente, quando la nuova chiesa fu pronta ad ospitare la statua di sant’Antonio i fedeli di Vergine Maria si recarono all’Arenella per reclamarla.

Lo sperato rientro del santo

Si pensò allora di farvi fare rientro nella borgata via mare, dato che dal mare era arrivata. Ma quando si volle realizzare lo spostamento, una forte tempesta lo impedì.

Quindi, si decise di eseguire il trasferimento via terra, ma ancora una volta, il meteo non fu d’accordo, e un altro forte temporale imperversò per giorni sul luogo.

A questo punto la gente cominciò a pensare che la statua del Santo non voleva più andar via dalla chiesa dell’Arenella. E per questo, alla fine, si decise di lasciarla dov’era.

Così ogni anno nel mese di giugno (tipicamente il giorno 13), la statua, portata in processione via mare dall’Arenella a Vergine Maria, è accolta nella borgata con grandi festeggiamenti e fuochi d’artificio.

Il Rotolo

L’antico toponimo del “Rotolo” che ha preceduto quello di Vergine Maria per indicare questo luogo, prese origine dalla presenza di alcuni grossi massi ancora oggi visibili in mare, proprio a pochi metri della linea di costa.

Questi ultimi, per effetto di naturali distaccamenti dovuti all’azione del vento e dell’acqua, si staccarono dal costone roccioso di monte Pellegrino, per rotolare giù dalla parete, fino a raggiungere il mare.

Questo processo di distacco dei massi, pare che attorno al 1300, dovette essere particolarmente frequente, tanto da aver dato origine al nome di “Rotoli” per indicare l’intera zona.

La Torre del Rotolo

Di grande rilevanza la presenza dell’antica torre chiamata “del Rotolo“, ormai un rudere.

Questa, in realtà costruita in epoca coeva alla tonnara, si credeva facesse parte assieme ad altre costruzioni simili, di quel circuito di torri di avvistamento create per proteggere le coste siciliane dai frequenti assalti dei saraceni.

La torre del Rotolo
La Torre del Rotolo in una foto dei primi del ‘900

Ma come ci svela il Marchese di Villabianca nei suoi scritti, la sua funzione era solo quella di guardiania della vicina tonnara.

La fabbrica dei profumi

Nei primi dell’800, arrivarono dalla Francia i fratelli Senes, assieme ad un certo monsieur Hugony, nome ancora oggi molto noto in città, con l’idea di fondare nella borgata un’attività di estrazione dell’essenza di bergamotto.

La fabbrica, avviata la produzione, divenne tra le più attive e floride della zona, iniziando a produrre profumi molto apprezzati e ricercati.

Le essenze della Provenza

Tra queste essenze, anche quelle di alcune varietà di Pelargonium (geranio odoroso) appositamente importate dalla Provenza, con le quali i Senes producevano anche un olio essenziale molto profumato ed apprezzatissimo nelle profumeria dell’epoca.

Purtroppo, di quella vecchia fabbrica di profumi restano ormai soltanto i ruderi.

U scarricaturi

Dagli anni ’50 del ‘900, nel periodo del cosiddetto Sacco di Palermo, la scogliera di Vergine Maria è stata oggetto di uno scempio ambientale di grande portata.

Infatti la necessità di disfarsi dell’enorme quantità di materiali di risulta, proveniente dai cantieri per la demolizione delle ville liberty del centro di Palermo, portarono ad uno sversamento continuo e scellerato, operato anche in questo tratto di costa, rovinandolo per sempre.

Un enorme discarica

Addirittura, un intero promontorio artificiale, di enormi dimensioni, ed a picco sul mare, è nato proprio a causa dell’attività di discarica, ed ha modificando per sempre l’orografia del territorio.

La stessa scogliera che un tempo costituiva la linea di costa della borgata, si è trovata sommersa da terra e detriti che l’hanno interamente sepolta.

Il danno arrecato al mare

Non calcolabile è invece il danno creato all’ecosistema costiero-marino, completamente modificato dal continuo apporto di terra che, ancora oggi, le correnti erodono dall’enorme promontorio di detriti.

Negli ultimi anni, sono stati avviati degli studi propedeutici alla bonifica del litorale della zona ed al ripristino delle condizioni originali. Ma una volta fatti i primi campionamenti del terreno, forse anche a causa della pandemia, tutto il resto si è fermato alle intenzioni.

Il cimitero dei Rotoli

Il cimitero di Santa Maria dei Rotoli, è il più grande tra quelli presenti in città. Questo fu edificato in un terreno della borgata, dopo l’epidemia di colera che colpì Palermo nel 1837.

Lo scopo era di sopperire alla mancanza di posti liberi per le nuove tumulazioni, che si era verificata nel cimitero di Sant’Orsola.

Il cimitero dei Rotoli
Il cimitero dei Rotoli in una foto del 1930

Il cimitero presenta un consistente nuumero di cappelle e sepolture cosiddette gentilizie, ornate da pregevoli statue realizzate da noti artisti come Benedetto Civiletti ed Antonio Ugo.

In una zona dello stesso, frutto dell’ampliamento successivo voluto da Garibaldi nel 1860, fu realizzato il cosiddetto cimitero acattolico, dove trovarono riposo alcune delle salme trasferitevi dal vicino cimitero degli inglesi dell’Acquasanta.

Anche questa borgata, come le altre di cui abbiamo già parlato, è un vero scrigno di storia.

La speranza è che la cura del territorio e delle tradizioni venga moltiplicata e mantenuta, in modo da tenere ciò che resta al sicuro da degrado e contaminazioni, così come meriterebbe un tesoro da proteggere.

Dove si trova?