Il cimitero dei briganti

Il cimitero dei briganti – L’immagine è una litografia comparsa, quale supplemento, in allegato ad una rivista americana nel 1875.

Il cimitero dei briganti
Il cimitero dei briganti – 1875

Si tratta della Harper’s Weekly, il cui archivio storico è ancora oggi parzialmente consultabile a questa pagina. Il testo che accompagnava l’illustrazione è qui di seguito tradotto:

Questa litografia rappresenta un cimitero di Palermo, Sicilia, dove sono sepolte le persone giustiziate. Dato che si tratta di malfattori, il posto è comunemente chiamato Cimitero dei Briganti, ed è situato nella periferia della città. Visitatori di ogni classe lo affollano ma particolarmente quelli che appartengono alla stessa classe dei malfattori che vi sono seppelliti. Folle di devoti pregano davanti ai cancelli, e nessuno passa da li senza scoprirsi il capo. La devozione dei fedeli è sincera. Hanno fede nella salvezza di quelli che sono sepolti in questa terra consacrata.

La storia

Si tratta del cimitero delle “Anime dei Corpi decollati“, che aveva sede a pochi passi dal fiume Oreto e dal ponte delle Teste Mozze, del quale abbiamo già parlato in un altro articolo. In pratica, ci troviamo nell’attuale piazza dei Decollati: luogo che prende il nome proprio da questi fatti.

Ossevando la litografia si nota, all’angolo del muro di cinta, una costruzione di forma quasi piramidale, sormontata da una croce. Si presume essere questo il posto dove venivano appese, su appositi ganci, le teste mozzate ai giustiziati. Queste erano esposte come un monito per chi intendeva entrare in città con cattive intenzioni. Un macabro espediente che costituiva un chiaro avvertimento. Una pratica cruenta messa in atto a chiaro scopo di deterrenza.

Il ponte delle Teste Mozze sull'Oreto
Il ponte delle teste mozze sull’Oreto – 1836

La vicina chiesa, detta di Santa Maria del Fiume, è stata edificata dalla “Congregazione del Sabato” intorno al 1785, presso la riva del fiume Oreto, in un terreno di proprietà del marchese di Santa Marina. La sua presenza è rilevabile anche nella zona destra della stampa qui sopra, datata 1836.

L’area in questione era il luogo dove trovavano riposo le “anime dei corpi decollati” (decapitati), all’interno di una fossa comune. Quest’ultima era costituita da una cavità sotterranea con accesso da un’apposita botola, attraverso la quale i corpi senza vita dei giustiziati venivano buttati giù dall’alto, dentro all’enorme sepoltura.

Così ne scrisse il Pitrè

“I giorni sacri alle anime dei corpi decollati erano il lunedì e il venerdì. In questi giorni, le donne, nelle ore pomeridiane, si partivano di casa e si avviavano verso Porta di Termini ( via Garibaldi). Bisognava venire a Palermo, perché negli altri luoghi non esisteva una chiesa per i giustiziati. Secondo la promessa, il viaggio doveva farsi a piedi scalzi, le scarpe si toglievano proprio alla chiesa della Madonna degli Annegati che sta in mezzo la via che da Porta di Termini va alla chiesa dei Decollati.”
Il rosario è composto da ave marie, paternostri e gloriapatri. Cominciava il paternostro, seguivano tre requie (requiem aeternam), quindi i misteri come quelli del rosario della Madonna. I misteri sono di questa forma: Armuzzi mei decullati, Novi siti e novi vi junciti, Davanzi ‘u Patr’ Eternu vi nni jiti, Li mei nicissità cci raccuntati, E tantu li prigati, Fina chi la grazia mi cunciditi. […]

L’esondazione dell’Oreto

Nel novembre del 1881, dopo una forte esondazione del vicino fiume Oreto, la costruzione piramidale e la stessa chiesetta rimasero fortemente danneggiate. Non migliore sorte toccò ai poveri resti dei corpi seppelliti nella sottostante cavità, che vennero dispersi dalla forza delle acque.

Si dice che questo fosse l’unico cimitero palermitano a non tenere traccia dei nomi delle persone che vi erano seppellite; in quanto, trattandosi di malfattori, non meritavano l’onore della memoria.

Nella realtà, questa prassi era funzionale a nascondere le malefatte di quella “giustizia-farsa“, a volte esercitata ai danni di persone innocenti. Parliamo di poveri cristi, sommariamente giustiziati, anche senza un processo ma per diretto volere di nobili, alti prelati e personaggi influenti dell’epoca cui, anche involotariamente, i malcapitati avevano in qualche modo “pestato i piedi”.

Cosa resta

Di quella chiesa e della cosiddetta “piramide” delle teste mozze, non resta nulla. Ma, inaspettatamante, alcuni anni fa, in seguito ai lavori per la realizzazione del nuovo ponte “Bimodale” sul fiume Oreto, pochi metri sotto l’asfalto, sono stati rinvenuti il resti di alcune arcate dell’antico ponte delle Teste Mozze.

Le arcate superstiti dell'antico ponte delle Teste Mozze
Le arcate superstiti dell’antico ponte delle Teste Mozze

Dopo la scoperta, si è subito parlato di rendere fruibile l’area al pubblico. Tuttavia, anche se è stato realizzato un accesso allo scopo di permettere le visite, al momento il sito rimane ancora interdetto. Speriamo che le istituzioni si decidano a fare l’importantissimo passo per restituire questo tesoro ai palermitani, sottraendolo all’inauspicabile oblio.
La chiesa, invece, venne successivamente ricostruita e consacrata a Maria SS del Carmelo ai Decollati, e normalmente vi si celebra messa.

L’antica preghiera

La tradizione narra che si poteva rivolgere una supplica alle anime dei corpi decollati al fine di ottenere una grazia. A questo proposito, Lucia Dangelo, nostra follower, ci segnala un’antica preghiera un tempo recitata dai fedeli che si recavano a piedi presso la chiesa. Tra le pause, durante il cammino verso il luogo del vecchio cimitero, si potevano udire le voci delle anime dei corpi decollati rispondere alla supplica. Nel qual caso, ciò che si desiderava veniva concesso.

Armuzzi curpeddi cuddati,
tri pisi e tri mazzati ,
tutti novi vi unciti, davanti l’eternu patri vi riuniti,
tantu l’aviti a priari ca sta grazia ca v’addumannu mi l’aviti a fari.

Il cippo commemorativo

Va osservato che ancora oggi, sul luogo, è presente un cippo commemorativo eretto in memoria del vecchio cimitero delle anime dei corpi decollati. Un simbolo a loro ricordo, dove qualcuno continua ancora a deporre dei fiori.

Dove si trova?


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