U mari ri Paliermu, runn’è?

U mari ri Paliermu unn’è pi palermitani. U mari ri Paliermu unn’è ri palermitani.

Se sei nato a Palermo, o ci vivi, oppure sei capitato qui per caso, non potrai fare a meno di notare quanto la città ed il suo mare risultino due entità quasi scollegate tra loro. E, magari, dopo aver posto la domanda, di sentirti rispondere così:

Scusassi, ma u mari runn’è?
Dassutta, addabbanna u canciellu, rarrieri o muru!

La storia

Palermo città di mare? “Ni”

Nel senso che si, geograficamente Palermo è una città di mare, non c’è dubbio. Ma nel cuore di molti nostri concittadini, molto spesso, quello stesso mare non c’è.

Se leggete un qualsiasi libro di storia della nostra città, vi accorgerete di quanto questo mare sia sempre stato protagonista della storia palermitana: dai fenici agli arabi, i francesi, gli spagnoli, sono quasi sempre, per ovvie ragioni, arrivati da lì.

Qualcuno dirà: “ma si è sempre trattato di fatti non proprio felici. Forse è per questo che …“. Questo è vero, ma è comunque storia, e il mare ne è stato protagonista, mai causa dei misfatti subìti. In ogni caso, grazie allo stesso mare, al tempo delle “Repubbliche Marinare“, Palermo era un nodo cruciale nei collegamenti con l’oriente. Un punto di incrocio al centro del Mediterraneo. Tutto ciò che doveva giungere sulle altre sponde di questo mare o, ne proveniva, passava necessariamente da qui.

In questo senso, le logge della Vucciria, (catalani, genovesi, veneziani, ecc.) dovrebbero ricordarci qualcosa, e di quanto, grazie al mare ed alla posizione geografica sulle sue sponde, la nostra Palermo fosse diventata così importante. Lo stesso antichissimo nome della città: “Panormus”, la città tutto porto, ci ricorda che siamo strettamente legati al nostro mare, cui dobbiamo davvero tanto.

Tuttavia, pare che oggi il mare non occupi più alcun posto, tanto nei buoni sentimenti, quanto tra gli obiettivi dei buoni propositi di tanti palermitani.

Ti accorgi subito – ed è una di quelle cose che fanno riflettere – della mancanza di amore verso il nostro mare.

E basta poco per scoprire che questo non è un aspetto trascurabile, ma qualcosa di profondo, direi quasi viscerale.

Quel mare nascosto

La città è avulsa dal suo mare, tanto che, per chilometri, lungo la litoranea cittadina, il mare quasi non si vede. Per averne sentore, devi necessariamente uscire dalla città e avviarti verso la periferia. Ma anche li, lungo la strada, solo poche tracce: varchi sparsi qua e la, alcuni impraticabili, altri spesso poco visibili. Come se il mare fosse appositamente tenuto lontano, cinto da alte mura, offuscato da innumerevoli costruzioni, case, palizzate, recinzioni, cancelli.

Per fortuna, negli ultimi anni, la Cala ed il Foro Italico sono stati sistemati, e costituiscono l’unico tratto fruibile agevolmente da chi vuole almeno vederlo, senza far chilometri, questo mare palermitano. Poi, di nuovo nascosto dietro alle trincee, muri e cancellate a perdita d’occhio. Almeno fino a Romagnolo, dove per un tratto scopri la violenza che gli è stata fatta a questo mare. E poi, ancora muri, case, siepi, recinzioni. Tanto che ti chiedi: ma che gli avrà fatto questo mare ai palermitani?

Anche dall’altro lato le cose non vanno meglio. Dall’Addaura a Mondello dovrebbe essere una sorta di isola felice. Eppure, anche li, ci siamo sempre messi d’impegno per recintare, rovinare e devastare.

U mari ri Paliermu
U mari ri Paliermu

U mari ri paliermu

Un mare nascosto, sbarrato, vietato, negato, abusato.

In pratica è come se non esistesse, o si fosse voluto appositamente nasconderlo dietro ad un enorme paravento, proprio per evitare di averlo a vista, e tenerci tutti lontani da lui, impedendone l’accesso con qualsiasi mezzo. Esattamente come si fa quando si ha a che fare con qualcosa di non desiderato o pericoloso. O, forse, è così solo per realizzare indisturbati le peggiori nefandezze, lontano dalla vista di tutti?

Da dove tragga origine questa mancanza di amore e di rispetto, questa separazione forzata, resta un mistero. Io non ne conosco le ragioni precise. Ma, come dicevo, deve trattarsi di un sentimento molto profondo.

Va jèccala a mari

Deve farci riflettere il fatto che per disquisire di qualcosa che “non va bene” (un sièrbi) a Palermo, da sempre, si dica: “va jèccala a mari“. Anche di una persona che non “brilla”, o giudicata “poco capace” (cùosa inutili) si dice “va jèccala a mari“.

Va jèccati a mari. C’è qualcosa in questa affermazione che è la chiave di tutto. Qualcosa che esprime la vera natura del rapporto tra il palermitano ed il suo mare. Alla luce di questo, è normale chiedersi: cos’è, in realtà, il mare per il palermitano?

Quel mare nascosto, negato, quando non ridotto ad immondezzaio. Una discarica per tutto ciò che non è più utile.

U mari ri Paliermu
U mari ri Paliermu – Acqua dei Corsari (Foto © Toni Gagliano)

Il mare come una pattumiera, dove si continuano a buttare gli scarti, o tutto ciò che è arrivato a fine vita, oppure, semplicemente, quello che non piace più.

Una fogna a cielo aperto che scarica liquami in mare
Una fogna a cielo aperto che scarica liquami in mare a Romagnolo

E’ questo il concetto che in molti hanno del mare: un enorme “catu ri munnizza“, dove gettare di tutto… tanto il nocivo percolato, quanto i liquami delle fogne, il semplice pattume o gli ingombranti: tantu, un sièrbinu, va jèccali a mari! Riflettiamoci sopra su questa frase: abbiamo sempre detto così!

Ma, a pensarci bene, non è che le strade della nostra città subiscano un trattamento migliore.

E, allora, forse una ragione c’è: una cosa, come una persona, o la ami o non la ami. Ne consegue che molti palermitani non amano il posto in cui vivono, fanno solo finta. Non trovo altre spiegazioni.

E questo disamore, con le dovute eccezioni, è uno di quei disvalori che molto spesso vengono tramandati per generazioni, e acquisiti come “normali” da buona parte dei nostri concittadini.
Perchè è così, lo fanno tutti“, risponderà qualcuno di loro pizzicato in flagranza, convinto del fatto che, lasciando il sacchetto di munnizza sulla spiaggia dopo una giornata di mare, come il vecchio materasso sul marciapiedi, non sta facendo nulla di male.

Solo alcune di righe di riflessione sul tema. Un piccolo sfogo.
Adesso, non ci resta che stendere il solito velo pietoso!

Scusate, ma ogni tanto mi prende male.


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