Quale treno non pigliasti?

Quale treno non pigliasti, Ombra? Torna a trovarci un nostro grande amico, Daniele Billitteri. Sua questa bellissima narrazione di un luogo che da sempre è punto di incontro, di ritrovo, e crocevia di umanità. Ma anche di gioia, rimpianti, nostalgia o speranza.

Quale treno non pigliasti
Quale treno non pigliasti

Dalle pagine di Amici di Cara Palermo, Daniele ci racconta una storia, vissuta da bambino tra le panchine e i binari della stazione centrale di Palermo.

La storia

Quannu era nico stavo al Corso dei Mille, verso la fine, verso via Lincon. Porta di Termini si chiamava la zona. Ed era vicino alla stazione.

Ora dovete sapere che tanno, puru che era nico, io potevo uscire perché nel quartiere ci conoscevamo tutti e nessuno era mai veramente senza controllo.

Mio nonno Carmelo era persona di rispetto, conosceva tutti i gnuri che avevano i depositi delle carrozze nella zona, conosceva i lustrascarpe che stavano dentro la stazione e tutti i vecchi impiegati delle ferrovie perché iddu era stato ferroviere ma si era licenziato per non iscriversi al partito dei fascisti che tanno era obbligatorio.

Anche mio nonno Peppino era stato nelle Ferrovie e alla stazione lo conoscevano tutti. Insomma non mi mancavano gli occhi d’incapo.
Quando non ero coi miei cornutissimi amici a costruire pattine e carrozzoni, spesso me ne andavo alla stazione che era una specie di centro commerciale della curiosità.

Perché dovete sapere che non è conto che alla Stazione ci vanno solo quelli che devono partire o quelli che li accompagnano? E nemmeno quelli che arrivano e chi li va a prendere. Nossignore.

Alla stagione ci vanno quelli di passaggio che passano dentro per accorciare la strada. Ci vanno, verso le sette di sera, gli ziti con le tasche piene di gettoni per fare la telefonata serale alla zita.

Ed è una fila di sciarre: ”No, che dici? Ti giuro! Sapiddu che ti contarono: quella era mia cugina. Rosy, hai presente?”.

Poi c’erano quelli che andavano a sentire il concerto del Giubbochis che era collocato dove ci sono le sale d’aspetto, accanto alla grande sala della Biglietteria coi “forma fila” di ottone.

Mina, Tony Dallara, Betty Curtis, intesa “Betti a curta” e il rocchenroll dei miricani attipo Littel Ricciar. Ma c’era pure Licchettoni che già aveva cantato 24 mila baci con Celentano a Sanremo. E si cominciavano a sentire Gianni Morandi e Rita Pavone.

Insomma il Giubochis era generoso e con 50 lire ti sparava tre dischi.

A me perone mi piaceva andare lungo i binari. Perché nemmeno lì c’erano solo quelli che partivano o quelli che arrivavano. E a questo punto pare che i viaggiatori non passano e non contano rispetto a tutto il resto.

C’erano i facchini con le carriole, c’erano quelli che facevano le pulizie con la paletta e un bastone che finiva con un chiodo e serviva a prendere i muzzuna delle sigarette ca poi iddi ci facevano ammogghia e fuma.

Quale treno non pigliasti - stazione di Palermo Centrale, anni '60
Quale treno non pigliasti – stazione di Palermo Centrale, anni ’60

Poi c’erano… non lo so come li posso chiamare. Ombre, forse. Quelli che ci sono ma non ci sono. L’Ombre della Stazione.
Non so se avete presente un binario. Nella nostra stazione, che non è di passaggio, il binario comincia e… va.

Un inizio certo, un futuro fatto di forse. E quelle Ombre sedute nelle panchine di granito colore della sabbia erano in maggioranza vecchi, uomini, soli. La cosa che mi fece fare tanti pensieri è che, per come mi sembrava a me, avevano una faccia quando un treno arrivava e un’altra quando un treno partiva.

Nel primo caso guardavano con curiosità perché da un treno, specialmente se viene del Nord, scendeva di tutto: poveri con le toppe nel culo, belle femmine impellicciate, ricchi signori col bocchino e i guanti e le valigie di cinghiale, commessi viaggiatori col campionario, soldatini in licenza. Ce n’era di immaginare.

Migranti alla stazione (foto di Enzo Sellerio)
Migranti alla stazione (foto di Enzo Sellerio)

Ma il treno che partiva disegnava nelle facce delle Ombre tutta un’altra pittura: un fondo giallo noia con colpi di pennello verde ricordi, sagome rosso desiderio, blu cielo che diventa nero di stelle.

Quale treno non pigliasti, Ombra? Quale binario ti spaventò?

O forse fu il fumo acre e la fuliggine dei treni a carbone? Ma forse pensi al ritmo sulle rotaie, “do-des-ka-den”, sempre uguale, amico, come una ninnananna.

E pensi, Ombra, che i binari dei tuoi sogni non finiscono mentre senti il fischio del tuo treno che rallenta all’inizio della tua stazione di arrivo.

Vattene a casa Ombra, rimetti nell’armadio la valigia piena di desideri e telefona alla tua nipotina. Raccontale dei treni, portala con te e dille: “Quando prenderai il tuo primo treno, picciridda mia, sarà per andare lontano, per conoscere il mondo che è grande e non ha binari che finiscono ma solo quelli che passano”.

Mio nonno mi ci portava. Per questo so tutte queste cose sulle stazioni.

Daniele Billitteri, autore di Meteobilli

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