La leggenda delle teste di moro, tradizionali “graste” siciliane

Parliamo dunque delle famose teste di moro o graste siciliane.

Testa di moro siciliana
Agatino Caruso, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
Testa di Moro siciliana (Ceramiche di Caltagirone)
(Agatino Caruso, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons)

Dopo aver tirato in ballo la storia della via Scippateste non avrei potuto trascurare quest’altra leggenda popolare, non meno cruenta – devo dire – che si dice abbia dato i natali ai tradizionali vasi porta piante che adornavano e, ancora oggi, adornano alcuni bei balconi della nostra città.

La storia

Leggenda narra che attorno all’anno 1000, in piena epoca di dominazione araba, nel popoloso quartiere della Kalsa, abitasse una splendida fanciulla.

Si dice una bellissima ragazza dalle lunghe trecce, con gli occhi chiari e la pelle di pesca, il cui nome non ci è noto, ma che amava accudire le piante che adornavano il suo balcone.

Il moro innamorato

Un giorno, un giovane e aitante moro, trovandosi a passare da li, la notò mentre era intenta a curare le sue piante. Il giovane dovette restare veramente colpito dalla bellezza di lei, tanto da farsi subito avanti, bussare frettolosamente alla porta e dichiararle il suo amore, senza perdere tempo.

E bisogna dire che la giovane e bella fanciulla, subito travolta dall’impeto del bel moro, ne accettò di buon grado la corte.

La gelosia

Per qualche tempo i due vissero momenti felici conditi di zucchero e miele ma… – e qui arriva il bello – un bel giorno la ragazza trovò un biglietto che era scivolato via dagli abiti del suo innamorato. Incuriosita, lo raccolse senza farsi vedere.

Poi, quando fu da sola, provò a leggerne il contenuto, ma pare che questo fosse scritto in una lingua incomprensibile. Tuttavia, la bella fanciulla non si perse d’animo e messo il biglietto da parte, dopo qualche giorno, si rivolse ad alcuni suoi conoscenti che a quanto pare riuscirono a tradurre il contenuto del misterioso biglietto.

Quartiere della Kalsa – primi del ‘900

Fu così che la donna apprese che il baldo giovane, di si cui era perdutamente innamorata, aveva in realtà moglie e figli ad attenderlo nella sua terra di origine.

La notizia fu come un fulmine a ciel sereno ed evidentemente lei non la prese affatto bene. Tradita, ferita e accecata dalla rabbia e dalla gelosia nutrì un profondo risentimento nei confronti del suo uomo.

Tanto che, nel disperato tentativo di tenerlo per sempre con se, una notte approfittando del sonno del suo caro amato, lo uccise con un fendente al collo, usando un affilatissimo coltello, con il quale, riuscì infine a tagliargli la testa.

L’orrendo trofeo che riempì di terriccio, lo usò per piantarci delle piantine di basilico. Poi lo ripose in bella vista sul balcone, assieme agli altri vasi. Ogni giorno affacciandosi e pensando al suo caro amato, annaffiava quel basilico con le sue lacrime disperate e fu così che quelle piantine crebbero molto in fretta e rigogliose.

I vicini, credendo che quello strano vaso, a forma di testa, avesse un qualche effetto benefico sulle piante, se ne fecero costruire una copia in terracotta.

Le teste di moro

Da quel momento si diffuse l’abitudine di usare le cosiddette teste di moro come vaso ornamentale per i nostri balconi. Abitudine che col tempo si diffuse in tutta la Sicilia.

Dove si trova?


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