La grande tettoia della stazione centrale di Palermo

La stazione centrale di Palermo, nella piazza Giulio Cesare, si inaugurò con grande partecipazione di pubblico ed autorità nel 1886, dopo la dismissione della vecchia stazione di via del Secco, (oggi via Silvio Boccone) nei pressi della via Oreto.

Stazione del secco - Palermo
Una rara immagine della vecchia stazione di via del Secco, in una foto del 1863

Detto questo, e facendo seguito all’articolo pubblicato ieri che parlava della stazione Lolli, ho pensato che potesse interessare anche qualche cenno storico, oltre ad un paio di aspetti poco noti, pure sulla nostra stazione centrale.

Ebbene, la notizia è che la stazione centrale di Palermo aveva una grande tettoia. Avete presente la grande e caratterisitica tettoia della stazione ferroviaria di Milano? Quella di Palermo ne aveva una simile.

La storia

Un particolare che forse non tutti conoscono, è che anche la nostra stazione era caratterizzata da una grande ed elegante tettoia in ferro e vetro di ben 3600 mq (90 x 40 mt), posta a copertura della terminazione del fascio binari.

L’imponente struttura permetteva ai viaggiatori di stare al riparo durante le lunghe attese per i treni, soprattutto nelle giornate di pioggia, e senza dover rinunciare all’illuminazione naturale di tutta la zona binari.

Un progetto innovativo alla stazione centrale di Palermo

La vasta copertura, è una realizzazione del 1883 su un articolato progetto dell’ ing. Ausanio Cajo.

Questo genere di coperture, era già in uso in altre grandi stazioni, ma la sua realizzazione nella città di Palermo, geograficamente nel caldo sud del paese, presentava delle complicazioni non indifferenti.

Il caldo sole del sud

Queste difficoltà erano essenzialmente dovute al forte surriscaldamento causato dall’irraggiamento solare delle ore diurne: cosa che avrebbe comportato non pochi problemi alla struttura metallica, soprattutto d’estate.

L’inconveniente era causato dalla dilatazione termica dell’acciaio che avrebbe dovuto costituire l’intelaiatura portante: effetto che avrebbe finito per infrangere le ampie vetrate che essa stessa doveva sostenere.

Così, nella progettazione dell’opera si dovettero adottare alcuni particolari accorgimenti tecnici per superare questa difficoltà. Si riuscì nell’intento utilizzando dei sistemi innovativi, mai adottati in precedenza per questo tipo di realizzazioni.

La tecnologia venne in aiuto

La soluzione consisteva in un complesso ed ingegnoso sistema meccanico progettato per compensare i movimenti indotti dalla dilatazione della struttura metallica.

Questo fenomeno, in alcuni periodi dell’anno, se non si fosse intervenuto con soluzioni idonee, avrebbe potuto tranquillamente mandare in frantumi le vetrate, proprio sopra le teste degli ignari passeggeri in attesa dei treni.

In pratica, l’ing, Ausanio progettò una struttura non rigida: un grande arco, le cui centine snodate su cardini, potevano muoversi liberamente riuscendo così ad assecondare i movimenti di dilatazione del metallo: anche quelli causati dal cocente sole di Palermo. Questa, l’ingegnosa soluzione adottata che ne permise la realizzazione.

La distruzione della tettoia

La bellissima tettoia restò in opera fino al 1941 quando, ordinata la sua demolizione, se ne recuperò il metallo che sarebbe servito a sostenere il cosiddetto “sforzo bellico” italiano della seconda guerra mondiale.

Stazione Centrale di Palermo - 1942
La stazione centrale, lato binari, dopo lo smontaggio della grande tettoia – 1942 circa

Il provvedimento

Regio decreto del 25 agosto 1940 n. 1315 – disciplina della raccolta dei materiali metallici di recupero.

Art. 1
Chiunque sia in possesso di rottami ferrosi da forno o riutilizzabili o di prodotti siderurgici usati reimpiegabili, siano essi di ferro, di acciaio o di ghisa, in quantità superiore ai chilogrammi 200, deve farne denuncia, nei modi indicati nel successivo art. 4 entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto. …

In seguito a questo provvedimento, la grande struttura in metallo e vetro venne demolita e destinata alla fonderia per il suo riutilizzo.

La soluzione alternativa adottata in quegli anni è ancora oggi in sede, rappresentata dalle attuali ed anonime pensiline in cemento armato.

La superfetazione della stazione centrale di Palermo

Altro aspetto che forse qualcuno non conosce è che il corpo centrale della stazione, di gusto squisitamente neoclassico, era dotato già all’epoca di un piazzale con 16 binari, progettato dall’architetto Di Giovanni. E che in origine la struttura, contava solo due piani.

I due livelli della stazione centrale, nel 1949
I due livelli della stazione centrale, nel 1949

Alla fine degli anni ’40, date le sopraggiunte necessità e l’importantissimo ruolo centrale svolto dai servizi ferroviari, si pensò ad un ampliamento complessivo della struttura.

Così, nel 1953 alla chiusura del cantiere che si occupò del restyling, l’edificio crebbe in altezza con l’aggiunta di un terzo livello.

Il cantiere per la sopraelevazione di un piano - Palermo,1953
Il cantiere per la sopraelevazione di un piano – Palermo,1953

Al termine dei lavori la stazione era cresciuta di un piano e le sue eleganti strutture sembravano sfidare il tempo.

La stazione centrale di Palermo anni '60
Il risultato della sopraelevazione della stazione centrale in una foto degli anni ’60

Oggi possiamo ancora ammirare il risultato di quell’intervento, nella speranza che in futuro nessuno voglia metterci su le mani. E in questo senso: incrociamo le dita!

Dove si trova?

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