Storie di corna a Porta Felice

Porta Felice è l’unica porta, tra quelle ancora esistenti nella nostra città, sprovvista di trave superiore.

Qualcuno potrebbe obiettare che anche porta Carini non ha trave o arco superiore, risultando aperta allo stesso modo. E, in effetti, questo è vero.

Però, porta Carini un tempo l’arco lo aveva, ma dopo la sua riedificazione, nel 1782, i progettisti di allora decisero di non mantenerlo. Porta Felice, invece, è sorta proprio così: “cornuta” alla nascita. 🤘

Porta Felice
Porta Felice in una foto dei primi del ‘900

Ovviamente, in molti si sono sempre chiesti del perchè di questa particolarità anzi, unicità. Ma il buon palermitano, la risposta la trova sempre. E quando questa non ce l’ha? Semplice… se ne inventa una.

Infatti, le voci di popolo narrano che la porta Felice fosse aperta sopra, proprio per permettere il passaggio dei “cornuti”.

Ma, in realtà il riferimento è alla storia che riguarda il vicerè Colonna che volle omaggiare la propria moglie, donna Felice Orsini, con un regalo degno della sua regale importanza: un paru ri cuorna!

Si, l’ennesimo… E quale regalo migliore poteva testimoniare questo suo attaccamento alla tradizione di cornificare la sua dolce metà? Una puorta a fuorma ri cuorna!

Il vicerè Marcantonio Colonna
(Justus Sustermans, Public domain, via Wikimedia Commons)
Il vicerè Marcantonio Colonna

La storia

Siamo nel 1582 e il fimminar… ehmm… (aveva questa fama) il Vicerè fece costruire alla fine del Cassaro, proprio davanti al mare, la cosiddetta Porta Felice, tra le più importanti in città, edificata su progetto dell’architetto del Senato Giovan Battista Collipetra. La porta venne inaugurata l’anno successivo, benchè ancora incompleta.

Ma nonostante la dedica alla propria moglie, per omaggiare anche la sua bella amante, (la sua testa era sempre “o caciu“), accanto al pilone sinistro della porta fece realizzare una fontana con al centro la statua di una sirena.

Ovviamente fu solo un caso che le sembianze della sirena fossero proprio quelle della bella Eufrosina Valdaura, baronessa di Miserendino, di 30 anni più giovane, sposata, cui lui dedicava tutte le sue attenzioni.

Intanto, la vox populi

Questa cosa, però, non passò certo inosservata, e le malelingue di allora cominciarono a bisbigliare che l’amante ufficiale del Colonna – della quale tutti sapevano – avesse pure il “benestare” di donna Felice.

Ma guarda tu che tresca: pure del marito della baronessa Eufrosina, si disse, che faceva finta di non accorgersi di niente.

Si dice pure che i due amanti, travolti dalla passione, non riuscissero a stare lontani, e che il vicerè avesse fatto sistemare le stanze sopra Porta Nuova proprio per accogliere i loro focosi incontri.

A un certo punto i pettegolezzi sulla vicenda arrivarono all’orecchio del suocero della baronessa: don Antonio De Corbera, odiato dalla nuora e – stranamente – allontanato poco prima da Palermo, giusto per ordine del vicerè.

Appresa la notizia, don Antonio, fece per tornare in città nel tentativo di salvare l’onore della sua famiglia, ma venne subito arrestato. Finì i suoi giorni in carcere con il sospetto di un tentato avvelenamento nei confronti del vicerè Colonna: cosa che comunque non venne mai accertata.

Se a quei tempi era normale, per i potenti, disfarsi con estrema facilità dei propri nemici, figuriamoci se non doveva esserlo per il vicerè in persona.

Così la passione travolgente tra i due amanti potè continuare immutata e senza neppure rallentare per questo piccolo contrattempo.

Infatti il Colonna, per avere il campo libero e consumare le sue notti di fuoco con la dolce amante, fece predisporre un’ordine di trasferimento pure per il marito di lei, che finì a Malta in missione diplomatica.

Il malcapitato, chissà come, appena giunto a destinazione perse misteriosamente la vita, pugnalato da sconosciuti e gettato in un fiume.

Le voci corrono …

A volte, però, certe notizie viaggiano su gambe buone e infatti queste finirono per giungere in Spagna, alla corte di Re Filippo, il quale fece subito convocare il Colonna a Madrid.

Ma, mistero tra i misteri, il Colonna non vi giunse mai, perchè venne anche lui ucciso durante il viaggio, in circostanze misteriose.

La sorte, però, a volte è imprevedibile e succede pure che arrivi come uno tsunami a travolgere i vari protagonisti della storia.

Sto parlando della bella Eufrosina che, morto il Colonna e rimasta pure vedova, pensò bene di consolarsi tra le braccia di un cavaliere da poco venuto da Roma, che nel frattempo pare si fosse perdutamente innamorato di lei.

Ma la bella Eufrosina, non fece i conti con i figli di lui, che non vedendo di buon occhio questo amore travolgente, anche li in circostanze poco chiare, la assassinarono.

Alla notizia, il cavaliere si dice che morì di crepacuore, mentre i suoi due figli finirono al capestro, giustiziati nella pubblica piazza.

Insomma una vicenda di amore, di sangue e tradimenti – tragica quanto misteriosa – al punto che la storia dei due focosi amanti, attraverso i secoli, giunse fino a noi molto probabilmente mista alle dicerie delle malelingue. Ma, forse, concretamente testimoniata solo dalle belle e monumentali corna di Porta Felice.

La festa dei cornuti e il bagno a mezzanotte

Sarà difficile da credere ma, e solo per una strana coincidenza, un tempo porta Felice veniva attraversata una volta l’anno, nel mese di maggio, dai partecipanti alla festa dei cornuti.
Tra il ‘700 e l’800, si teneva questa sfilata in processione, di carattere religioso, coincidente con la festa dell’Ascensione, quaranta giorni dopo la Pasqua. In quella occasione un gran numero di pastori, con al seguito greggi di capre e mandrie di buoi (da li i cornuti), percorrevano il Cassaro, dalla cattedrale fino al mare.

Nella credenza popolare diventata tradizione, si pensava che la sfilata degli animali che trovava il suo culmine a mezzanotte in punto, con un bagno nel mare oltre la porta, fosse di buon auspicio per il benessere dello stesso gregge che vi partecipava. Si assicuravano così, buona salute e un’abbondante produzione di carni e di latte. Ma il bagno di mezzanotte coinvolgeva anche migliaia di persone, convinte anche loro che in quel preciso momento l’acqua marina si caricasse magicamente di proprietà curative. Questa credenza pare trovi riscontro in molte zone della nostra Sicilia.

La notte dell’Ascensione di O'Tama Kiyotara - Palermo, 1891
“La notte dell’Ascensione” di O’Tama Kiyotara – Palermo, 1891

La fontana della sirena

Neanche la fontana della sirena ebbe vita facile. Realizzata dal Gagini e collocata a lato di Porta Felice, fu successivamente spostata più volte, dapprima nel piano del palazzo reale, poi al Foro Italico.

Fontana della sirena, opera del Gagini
La fontana della sirena realizzata dal Gagini

In seguito fece una brutta fine, perchè durante i moti antiborbonici del 1848 venne totalmente distrutta dai rivoluzionari.

Ma davvero porta Felice non ha mai avuto un arco?

Ebbene si, dopo quanto abbiamo riportato ed affermato, la domandona contraddittoria finale ci sta tutta.
E, ovviamente, la risposta non può che essere affermativa: si, in realtà porta Felice un arco lo ha avuto.

Si è trattato, però, di una installazione temporanea, molto probabilmente realizzata in legno. Era un arco decorato, con lo stemma di casa Savoia in bella vista, installato in cima ai due piloni laterali di Porta Felice nel 1860.

L'arco di porta Felice - 1860
L’arco di Porta Felice – 1860

Era il primo dicembre di quell’anno e re Vittorio Emanuele II venne a Palermo in visita, nell’Italia appena unificata. In quei giorni, per festeggiare il suo ingresso trionfale, si pensò di abbellire tutto il percorso del corteo reale, da porta Felice fino a porta nuova. In quella occasione che vide abbellimenti in tutto il Cassaro, la porta Felice ebbe, per una sola volta, un arco a sormontarla poi dismesso per sempre.

Perchè si da del cornuto?

Certamente vi sarete chiesti da dove trae origine questo epiteto. Beh, visto che ci siamo, parliamone. Apriamo una piccola parentesi e soddisfiamo anche questa curiosità: ebbene, pare che le sue origini abbiano antichissimi natali e arrivino fino a noi direttamente dalla mitologia greca.

Si narra infatti che nell’isola di Creta la regina Pasifae, moglie del Re Minosse, fosse molto restia ad avere rapporti sessuali. Per questa ragione venne punita da Afrodite, Dea dell’amore, che la rese totalemente dipendente del sesso.

Così, dopo essere stata allontanata dal marito, preoccupato di poter perdere la corona, pur di soddisfare il suo bisogno incontrollabile Parsifae si invaghì di un toro, e per consumare l’atto chiese a Dedalo di costruirle una struttura a forma di mucca.

Dalla loro unione nacque il Minotauro e, con esso, l’abitudine degli abitanti dell’isola di salutare re Minosse con il gesto della corna; giusto per ricordargli che era stato tradito anche con un toro.

Dove si trova?