La Zisa, al-aziz

La Zisa, “al-aziz“, la splendida. In origine era solo un appezzamento di terreno coltivato, irrigato dalle acque del fiume Gabriele, attraverso un acquedotto in parte ancora esistente, che si trova nella zona alle spalle del palazzo. Si tratta di un’interessante opera idraulica di epoca presumibilmente romana.

La fontana prospicente il palazzo della Zisa
Lazisa2.jpg: Matthias Süßenderivative work: VanVitello, CC BY-SA 2.5 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5>, via Wikimedia Commons
La fontana prospicente il palazzo della Zisa
(Matthias Süßenderivative work: VanVitello, CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons)

Fu il re normanno Guglielmo I° – detto “il malo” – a trasformare questa zona agricola in uno dei luoghi preferiti per i suoi svaghi, i cosiddetti “sollazzi del re”. Correva l’anno 1166, come ci ricorda Ugo Falcando, nel suo Liber de Regno Siciliae.

Il palazzo della Zisa
(Bjs, CC0, via Wikimedia Commons)
Il palazzo della Zisa
(Bjs, CC0, via Wikimedia Commons)

Anche se in realtà l’opera fu portata a termine da suo figlio, e successore al regno, Guglielmo II° detto “il buono”. Ma le notizie che giungono fino a noi, raccontano che alla morte di Guglielmo il malo, la costruzione era già quasi interamente completata.

I giardini della Zisa visti dal palazzo (© Angelo Trapani)
I giardini della Zisa visti dal palazzo
(© Angelo Trapani)

Il palazzo della Zisa sorgeva al di fuori delle mura della città, ed era circondato da un vastissimo parco con meravigliose fontane, (di cui resta solo un rudere) e bellissimi giochi d’acqua: era il il famoso genoardoJannat al-arḍ“, il paradiso in terra.

Ruderi della fontana
(Effems, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons)
Ruderi dell’antica fontana
(Effems, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons)

I passaggi di mano

Nel 1390 la proprietà passò ai Ventimiglia, successivamente ai Beccadelli e poi agli Alliata, per finire ai Sandoval, famiglia nobile di Paceco. Tra questi ultimi, Giovanni de Sandoval, cavaliere dell’Alcantara, che la trasformò secondo proprio gusto ed esigenze.

Al de Sandoval, infatti, si devono alcune aggiunte nella parte sommitale della terrazza, ma anche l’eliminazione dello scalone di ingresso originale.

La Zisa
La Zisa prima delle modifiche del Sandoval

Le ultime modifiche

In tempi successivi, cioè ad inizio ‘800, la proprietà passò nelle mani dei principi Notarbartolo, che la acquistarono dai Sandoval. I Notarbartolo, dopo aver apportato modifiche minori e consolidamenti nelle vecchie strutture, ne fecero la propria residenza.

Le ultime modifiche realizzate risalgono al 1860, con la trasformazione di alcuni ambienti interni, che vennero suddivisi in altri più piccoli. Poi, seguì il lungo periodo di abbandono.

La Zisa in una foto di fine '800
La Zisa in una foto di fine ‘800

L’acquisizione da parte della Regione Sicilia

Infine, nel 1955, la Regione Siciliana, con proprio decreto acquisisce il palazzo, che versava già in uno stato di grave degrado. Pensate che veniva utilizzato da alcuni allevatori, che negli anni si erano insediati nei suoi pressi, come rifugio per capre e mucche da latte.

La Zisa_1980
La Zisa nel degrado, circondata da baracche, negli anni ’80

Anche l’area circostante, ed i suoi giardini, un tempo paradisiaci, erano stati trasformati in pascolo per le pecore e qualche orto. Un bene di inestimabile valore ridotto praticamente ad una stalla.

Il restauro

Così inizia il lungo lavoro di restauro, mirato al ripristino del bene architettonico e della sua area di pertinenza. Un lavoro molto complesso che interessò le parti ancora recuperabili, per articolarsi nella ricostruzione di quelle che erano mancanti, a causa degli innumerevoli crolli che si erano frattanto verificati.

Tra questi, il più disasatroso, si verificò nel 1971 e vide il crollo dell’intera ala nord dell’edificio. Per fortuna, il minuzioso e certosino lavoro dell’arch. Giuseppe Caronia ne permise il suo recupero.

Il bene recuperato

Oggi, la Zisa, appare finalmente in tutta la sua affascinante e austera bellezza. Un bene prezioso per la città che con i suoi decori e le forme delle sue architetture racconta del periodo arabo-normanno siciliano e palermitano in particolare.

Il palazzo della Zisa
(User:Matthias Süßen, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons)
Il palazzo della Zisa
(User:Matthias Süßen, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons)

L’edificio è un sorprendente esempio di architettura islamica-fatimide. Di pianta rettangolare, si sviluppa su tre livelli, marcati da sottili cornici e da archi ciechi che disegnano le finestre, oggi di forma rettangolare, ma originariamente bifore.

La sala della fontana

Al pianterreno, è presente la sala della fontana, sala a iwan di tipo islamico, che rappresenta il luogo più suggestivo e rappresentativo di tutto il palazzo. In questo ambiente si poteva godere della frescura generata dall’acqua che, scaturendo da una fontana, scorreva lungo tutta la sala refrigerando l’ambiente.

La sala della fontana alla Zisa (© Angelo Trapani)
La sala della fontana alla Zisa (© Angelo Trapani)

Il climatizzatore antesignano

Il sistema di raffreddamento dell’aria attraverso l’acqua, era poi diffuso in tutto l’edificio grazie ad un sistema di “camini” che utilizzando un gioco di correnti realizzava un flusso d’aria fresca che attraversava tutti gli ambienti, nei vari piani del palazzo.

Era una specie di sistema di climatizzazione centralizzato antesignano, a quanto pare efficace e già conosciuto e anzi utilizzato da secoli nel mondo arabo. Qui in sicilia, è stato in uso fino all’800 dalla famiglie nobili, che sfruttando lo stesso principio realizzavano degli ambienti ipogei molto freschi nei pressi delle loro ville.

Con questo ingegnoso artificio si raggiungeva lo scopo di ottenere ristoro dalla calura, durante gli assolati mesi estivi. Stiamo parlando delle cosiddette camere dello scirocco, di cui ho già scritto a questa pagina

L’epigrafe in quattro lingue

Nel palazzo della Zisa ha sede il Museo d’Arte Islamica, dove sono conservati alcuni meravigliosi pezzi dell’epoca, provenienti dal bacino del Mediterraneo. In particolare la cosiddetta “Epigrafe Quadrilingue”: una lapide marmorea che riporta una croce centrale con un’iscrizione in quattro diverse lingue (latina, greca, araba e giudeo-araba).

Epigrafe quadrilingue alla Zisa (© Angelo Trapani)
La bellisima epigrafe quadrilingue della Zisa  (© Angelo Trapani)

La lapide fu realizzata per il sepolcro di Anna (morta nel 1148), madre di Grisanto, prelato di corte: una testimonianza unica al mondo del sincretismo linguistico e culturale della Sicilia normanna.

I Muqarnas arabi

L’ennesima meraviglia dell’arte araba, ancora oggi ammirabile presso il palazzo della Zisa, è rappresentata dai cosiddetti Muqarnas: opere di decoro artistico di grande pregio, tipiche dell’architattura islamica. Queste sono state realizzate su commissione di re Guglielmo, da maestranze specializzate di origine araba.

All’interno del palazzo trovano posto innumerevoli Muqarnas, di svariate dimensioni. Ma il più grande e interessante è certamente quello che trova posto nella sala della fontana.

Il grande Muqarnas che sovrasta la fontana della Zisa
(Bjs, CC0, via Wikimedia Commons)
Il grande Muqarnas che sovrasta la fontana della Zisa
(Bjs, CC0, via Wikimedia Commons)

I diavoli della Zisa

Sempre nella sala della fontana, a parte la presenza del bellissimo Muqarnas, vi è un altro particolare che da tempo è diventato un polo attrattivo.

Si tratta di una decorazione di epoca medioevale, di autore saconosciuto, impressa nella volta dell’arco di ingresso alla sala. Un dipinto che raffigura delle creature mitologiche che rappresentano alcune delle divinità dell’Olimpo.

I diavoli della ZIsa (© Angelo Trapani)
I diavoli della ZIsa (© Angelo Trapani)

L’affresco, è strettamente legato ad una vecchia leggenda palermitana che indica in quelle figure la rappresentazione pittorica di alcuni demoni, i cosiddetti “riavuli ra Zisa” che, si dice, custodiscono un grande tesoro, nascosto in qualche misterioso anfratto, all’interno del palazzo.

Azel Comel ed Al Aziz

La leggenda narra di due ricchi e giovani amanti: Azel Comel e la sua amata Al Aziz, che fuggiti dalla loro terra in Medio Oriente, arrivarono a Palermo, e si fecero costruire il palazzo che doveva essere la loro residenza.

Purtroppo, per ragioni sconosciute i due morirono a breve distanza l’uno dall’altra, ma fecero in tempo grazie ad un incantesimo, ad affidare il loro cospicuo tesoro ad alcuni demoni che da quel momento albergarono nel palazzo.

La legenda narra che chiunque conti esattamente il numero dei diavoli raffigurati nell’affresco che li rappresenta, sarà magicamente ricompensato con il tesoro che questi nascondono. La difficoltà starebbe nel fatto che la loro disposizione a cerchio, il consistente numero e la posizione dell’affresco che li raffigura, rendono difficoltosa l’operazione di conteggio.

Nella realtà non è così difficile. Io sono riuscito a contarne … non lo dirò… non voglio togliervi il piacere di contarli tutti. Comunque, aspetto ancora di venire ricompensato con il famoso tesoro. 🙄

Il palazzo della Zisa è oggi patrimonio UNESCO

Dove si trova?



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