Il misterioso coccodrillo della Vuccirìa

Il coccodrillo della Vuccirìa apparve improvvisamente, all’imbrunire, dentro una delle fontane del quartiere...”. Così narra la leggenda del noto alligatore del Papireto.

Siamo a Palermo, nel mercato della Vuccirìa, al civico 45 di via dell’Argenteria.
In quello che una volta era un negozio di generi alimentari, vi è tutt’ora un grosso coccodrillo imbalsamato, appeso con dei ganci al suo soffitto.

L’animale, lungo quasi tre metri, con le enormi fauci spalancate, incuteva timore in chiunque si trovasse di passaggio nei suoi pressi. Ed era messo lì, a monito, per tutti i malintenzionati.

Tutto ciò era, almeno per noi bambini, una visione che dava gioia e timore allo stesso tempo. Ricordo ancora i denti aguzzi ed i suoi occhi feroci scrutare dall’alto chiunque gli si avvicinava. Ed io, manco a dirlo, ogni volta che passavo da lì con i miei genitori o i miei nonni, ero sempre curioso di vederlo, ma lo facevo solo tenendomi a debita distanza, cercando di nascondermi dietro di loro.

La storia

Il mito nacque in seguito al ritrovamento del misterioso animale. Già nel 1600, Vincenzo Di Giovanni fece esplicito riferimento nei suoi scritti, ad un feroce alligatore che viveva nelle acque del Papireto: fiume che secondo una leggenda si credeva collegato, attraverso un lunghissimo canale sotteraneo, addirittura con il Nilo.

Si narra che l’animale fu avvistato tra le anse del fiume, nei pressi della contrada della Guilla, allora zona poco frequentata se non da malfattori che si nascondevano tra le grotte dei suoi argini. Poi, improvvisamente, del nostro coccodrillo si persero le tracce. Ma quando tutti si erano dimenticati di lui, eccolo riapparire nel 1612, impagliato, sulla volta di ingresso del giardino della chiesa di San Giovanni.

Poi, di nuovo, sparito nel nulla.

U tignusu

Ben tre secoli dopo, si suppone nei primi anni del ‘900, si diffuse una bella storia popolare che aveva come protagonista lo stesso animale. Una di quelle storielle (cuntu) narrate dai nostri nonni, e appositamente create per far stare buoni i bambini.

Questa storia è miracolosamente giunta fino ai nostri giorni, tramandata in forma orale, soprattutto attraverso i racconti degli anziani di famiglia. A questo punto, la storia ru tignuso (così venne ‘nciuriato il coccodrillo), prese corpo e fu un vero successo.

Contestualmente alla nascita della storia riapparve pure il coccodrillo impagliato, stavolta appeso nel soffitto di una drogheria presso il mercato della Vuccirìa.

Si narra che il proprietario del negozio lo ricevette in dono da un suo ricco cliente, il quale volle restare nell’anonimato.

Una bella storia, la cui narrazione si presenta ancora oggi fresca e ricca di un fascino che sembra sfidare il tempo. Ve la ripropongo così come veniva raccontata a me da bambino, dalla voce dei miei nonni. Buona lettura.

La leggenda

L’antica leggenda popolare vuole che un coccodrillo abitasse la vecchia fontana di piazza Garraffello, nel mercato della Vuccirìa.

Una bella fontana, che un tempo si credeva alimentata dal flusso delle acque del sottostante fiume Papireto.

Quell’enorme bestione, soprannominato dalla gente “u tignusu”, si dice che fosse nativo del lontano Nilo. Non si sa bene come, ma in qualche modo, il coccodrillo era riuscito ad arrivare fin dalle nostre parti, sbucando dalla fontana e seminando il terrore tra la gente del quartiere.

Di fatto, dopo aver risalito il fiume Papireto, il feroce animale sembrava aver trovato in quella fontana della Vuccirìa, un comodo rifugio per la sua esistenza.

Il grosso coccodrillo, però, non si nutriva solo d’acqua ma aveva bisogno pure di “sustanza”.

Fu così che per sfamarsi, il terribile “tignusu”, prese l’abitudine di divorare tutti quei bambini che si attardavano a giocare nei dintorni della piazza, oltre le ore del tramonto.

Nel quartiere, ben presto, si diffuse la paura che la bestia potesse divorare tutti i “picciriddi“. E così, un bel giorno, alcuni tra i più coraggiosi giovani della Vuccirìa, decisero di tendergli una trappola.

Quando fece buio, i valorosi giovani, armati di tanto coraggio e di lunghi coltelli, si appostarono nei pressi della fontana, e appena l’affamato coccodrillo si affacciò dal bordo, in cinque lo agguantarono per la coda.

Il possente animale si dimenò come un indemoniato e, mentre in quattro tentavano di tenerlo fermo, il più lesto tra i giovani coraggiosi fece in tempo ad infliggergli un fendente con il suo coltello. Il giovane spinse con tutta la sua forza, trafiggendo le dure carni dell’animale.

Quando la lama penetrò sotto la gola, lui non si fermò, ma continuò a spingere fino ad arrivare all’altezza dello stomaco. Finchè il feroce animale, squartato, cadde esanime in una pozza di sangue.

Improvvisamente, nella piazza calò il silenzio. E subito corsero uomini, donne, mamme, nonni e picciriddi a guardare la scena. Ma mentre tutti i presenti, atterriti, osservavano l’animale steso per terra in un lago di sangue, il pianto di una bambina si udì provenire dall’interno del suo grande stomaco.

Il feroce coccodrillo era ormai immobile per terra, e fu allora che il giovane infilò le sue forti braccia dentro le carni insanguinate della bestia, afferrando con le sue mani il corpicino di una bimba, ancora viva e tremante, che subito venne estratta fuori.

La bambina miracolosamente si salvò e potè riabbracciare i suoi genitori che, da ore, disperati, la cercavano per tutti i vicoli del quartiere.

Per festeggiare l’evento, alla Vuccirìa furono tre giorni di festa. Fu così che musica, balli e “ciumi ri vinu” fluirono per la via dell’Argenteria, dalla fontana del Garraffello fino al mare!

Angelo Trapani


Magari, nella realtà, le cose non saranno andate proprio così. Però, si dice che anche le leggende hanno spesso un fondo di verità… chissà.

Sta di fatto che il coccodrillo è divenuto una vera e propria mascotte del quartiere, o meglio, di ciò che “era” la Vuccirìa (purtroppo), attirando curiosi e turisti, nonchè famiglie, adulti e bambini, dentro quella piccola bottega dove ancora riposa, appeso al soffitto.

Un giorno, però, il negozio di alimentari ha chiuso, privando i visitatori della vista del leggendario animale. E così è stato per lungo tempo.

Recentemente, la lungimiranza dell’amico Vincenzo Amodeo, odierno proprietario dell’immobile, che ringrazio di cuore, ha fatto si che dopo 40 anni, il coccodrillo della Vuccirìa, completamente restaurato, potesse finalmente tornare a far parlare di se.

Infatti da quel soffitto di via Argenteria 45, u tignusu, è ancora pronto ad intimorire ogni malintenzionato.

P.S.: la prima versione di questa storia l’ho scritta nel 2009 e pubblicata nel 2012. A quanto, pare è risultata molto gradita, tanto che decine tra blogger e giornali locali, da allora, hanno maldestramente scopiazzato lo stesso testo, sostituendo un paio di parole qua e là, per poi ripubblicarlo a loro volta. Ma poco importa, anzi, questo mi onora. L’importante è che il nostro coccodrillo sia tornato a vivere per tutti, grazie alle storie dei nostri nonni.

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