La “Munachiedda” del teatro Massimo

Il Massimo è uno dei vanti della nostra città: uno dei teatri più belli e più grandi d’Europa. Ma pochi sanno dell’esistenza del suo segreto: la “Munachiedda“.

Il teatro Massimo di Palermo
(Cristiano Drago, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons)
I palchi del Teatro Massimo
(Cristiano Drago, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons)

Il teatro è stato costruito sulle fondamenta dell’antica chiesa delle Stimmate, e del monastero di San Giuliano, che facevano corpo unico. Inoltre, per liberare l’area di cantiere si dovette abbatture pure la vicina chiesa di Sant’Agata. La posa della sua prima pietra del Massimo risale il 12 gennaio, 1875.

Monastero delle Stimmate
Cantiere per l’abbattimento della chiesa delle Stimmate e del monastero di San Giuliano

I primi due luoghi di culto, poi distrutti, erano stati edificati nell’anno di grazia 1602, nei pressi della porta Maqueda, e videro la luce per volere di donna Imara Branciforti, figlia del principe di Butera don Fabrizio Branciforti. Ma assieme a questi, anche buona parte del quartiere subì la stessa sorte.

La storia

Il Massimo, è stato inaugurato l’11 maggio del 1897 con il “Falstaff” di Giuseppe Verdi.

Un vero successo!

Dopo lunghi anni di lavori, eseguiti su commissione del Comune di Palermo, fortemente appoggiati da Ignazio Florio, e grazie alla straordinaria capacità progettuale dei Basile (padre e figlio), il teatro aveva finalmente visto la luce.

Piazza Verdi e il teatro Massimo
(Bjs, CC0, via Wikimedia Commons)
Piazza Verdi e il teatro Massimo
(Bjs, CC0, via Wikimedia Commons)

Il Massimo era un vero tempio della musica, invidiatoci da tutti, pure in ambienti molto vicini al sovrano.

Si dice che pure sua maestà re Umberto I in persona, alla notizia della costruzione di uno tra i teatri più grandi d’Europa, pronunciò la frase: “ma perchè così grande? E perchè proprio a Palermo?“.

La leggenda

Forte della sua magnificenza architettonica, e della grande musica suonata e cantata nel suo palcoscenico, da chi ha avuto il privilegio di calpestarlo, la storia del teatro è nota anche per un’altra vicenda che oggi potremmo definire pittoresca: “a Munachiedda“.

Il fantasma della Munachiedda

Ebbene si, come ogni castello che si rispetti, si dice che anche i teatri hanno il loro bravo fantasma. E il nostro Massimo, grazie al suo “spiritello”, non fa certo eccezione a questa regola.

Chi era la “Munachiedda”

A quanto pare si tratterebbe del fantasma di una suora che si dice fosse la madre priora del convento delle Stimmate. La cripta, contenente i suoi mortali resti, era stata demolita durante le operazioni di smantellamento dell’antico edificio di culto. Questo allo scopo di liberare l’area per poi costruirvi sopra il teatro.

La “Munachiedda” sarebbe stata avvistata in più occasioni, a volte tra le quinte e più spesso nei sotterranei del teatro, ma sempre intenta a lanciare anatemi e maledizioni. Queste, si dice che erano rivolte contro chiunque avesse avuto la sfortuna di incrociarne la presenza.

Ma sembra che lo spiritello amasse perseguitare in qualche modo tutti quelli che lavoravano nel teatro, e indistintamente: dalle maestranze agli artisti compresi, ostacolandoli sistematicamente nel loro lavoro.

Dal 1974 e fino al 1997, il Massimo fu chiuso al pubblico per un articolato restauro (in seguito ad un lungo periodo di abbandono). Manco a dirlo, questo fatto contribuì ad alimentare il mito della “Munachiedda” e a far moltiplicare le voci sulla sua possibile chiusura proprio a causa della spettrale presenza.

La verità sulla Munachiedda

In realtà pare che l’esistenza del fantasma della “Munachiedda” sia stata letteralmente inventata dal titolare di un’impresa di costruzioni che perse la gara d’appalto per la costruzione del teatro. E non avendo “digerito” la sconfitta, fece di tutto per sabotare l’impresa aggiudicataria.

Ma ancora oggi, si dice che uno dei “segni inequivocabili” dell’esistenza del fantasma è testimoniato da un fatto, quantomeno curioso. Si tratta del cosiddetto “gradino della suora”: uno scalino posto in prossimità dell’ingresso che a quanto pare, è tristemente conosciuto da chi lo percorre quotidianamente e sistematicamente vi inciampa più volte. Tanto da diventare quasi proverbiale tra gli operatori del teatro, grazie al suo “inciampo garantito”. Dobbiamo crederci?👻

Dove si trova?